lunedì 5 giugno 2017

"L'onda lunga del Titanic" pag 40 il capitolo "Denis Lennon e Mary Mullin"

"L'onda lunga del Titanic": a pag 40 vi invito a leggere il capitolo 
"Denis Lennon e Mary Mullin"  

il molo di Queenstown, con i migranti di terza classe in attesa
dei rimorchiatori che li porteranno a bordo del Titanic
Quella mattina del 12 aprile 1912 Mary si svegliò di soprassalto.  Non si era ancora abituata alla stretta cuccetta della cabina a quattro letti, piccola e soffocante, dove si trovava con altre tre donne e aveva dormito male, perseguitata da incubi. E per di più era lontana da Denis, che si trovava nella parte anteriore della nave in una delle cabine riservate agli uomini non sposati.
Con gli occhi aperti nel buio poteva solo pensare, mentre le altre dormivano ancora: il futuro le si apriva davanti e ne aveva paura, il passato, appena lasciato a terra il giorno prima, sembrava incombere ancora su di lei.
Era una giornata limpida e dalle banchine di Queenstown aveva potuto immaginare la costa del Galles, non troppo lontana, in attesa che la nave arrivasse: era partita da Southampton e aveva fatto scalo a Cherbourg sulla costa francese. Rivedeva il profilo della città con le sue file ordinate di case strette, una vicino all’altra, dominate dall’imponente mole della cattedrale gotica, le botteghe i pub e le pensioni affacciate sulla banchina, il molo della White Star Lines affollato di gente.
I passeggeri di terza classe aspettavano la partenza, con addosso il vestito buono e le valigie, che contenevano tutti i loro averi, incredibilmente piccole per un viaggio così lungo e incognito…lei aveva a stento potuto portare uno scialle e una coperta del letto, perché era fuggita così in fretta per non farsi notare dalla famiglia…

Ripensò al fratello Joe. Un passeggero le aveva riferito che sulla banchina di Queenstown era successa una scenata terribile, un uomo con in mano una pistola gridava come un ossesso alla volta di un rimorchiatore che portava un carico di passeggeri al Titanic. Su quell’imbarcazione c’era sua sorella e lui l’aveva mancata per pochi minuti: la sgualdrina si era accoppiata con un bastardo morto di fame, magari si era fatta mettere incinta! Ed era fuggita.
A Galway aveva scoperto la tresca e si era precipitato con l’intenzione di uccidere l’uomo, ma i due erano già scappati, li aveva inseguiti in treno fino alla banchina per mancarli di un soffio: per la rabbia terribile aveva scaricato in aria la pistola puntata contro il rimorchiatore lontano finché era stato bloccato dalla polizia e portato in galera.
Come possiamo immaginarci Mary Mullin
la protagonista del libro veramente
esistita (ma di cui non abbiamo fotografie)
Il racconto dell’uomo l’aveva sconvolta, Joe, il suo fratello maggiore, l’avrebbe uccisa insieme al suo amore? Non poteva crederlo, ma sapeva in cuor suo che poteva diventare molto violento, soprattutto quando aveva in corpo una buona dose di birra o whisky.
Possibile che i suoi non volessero riconoscere in alcun modo il suo amore per Denis, possibile che non pensassero alla sua felicità, ma solo alle convenzioni sociali e al loro interesse materiale? Le lacrime cominciarono a bagnarle il volto.
La fuga disperata verso la libertà era stata l’ultima occasione che rimaneva per vivere insieme: si sentiva in colpa perché Denis aveva voluto forzare la cassa del negozio e rubare i soldi per comprare il biglietto per la lontana America, del resto avevano bisogno di un po’ di sterline per partire e per vivere, almeno per i primi tempi.
Il biglietto della nave era già costato quindici sterline e dieci scellini, avevano speso altri soldi per il viaggio in treno da Galway a Queenstown, avevano attraversato da ovest a est l’Irlanda, rimanevano davvero pochi spiccioli. A New York, dopo lo sbarco, avrebbero dovuto darsi da fare per incominciare la nuova vita, insieme.

Insieme…un languore tra cuore e stomaco, ma anche più in basso, le fece dimenticare le preoccupazioni per visualizzare il volto di Denis, il suo Denis: lo amava da morire, senza di lui non avrebbe potuto vivere.
come possiamo immaginare Denis Lennon, mentre aspetta
tra la folla sul molo la partenza. Come per Mary, non ha
lasciato fotografie
Ricordava il momento in cui l’aveva visto per la prima volta mentre scaricava le casse del negozio di suo padre: era tutto impolverato e sporco, con i vestiti logori, un ciuffo di capelli rossi scompigliati, non le era sfuggito il corpo forte e solido, le braccia muscolose, ma lo sguardo si era poi fermato sul viso bianco e lentigginoso, con due occhi blu che l’avevano scrutata con insolenza, facendola arrossire e fuggire di corsa.
Denis era il nuovo garzone del padre, proprietario di una drogheria a Clarinbridge, un villaggio rurale nella contea di Galway: Mary aveva il divieto assoluto di avvicinarsi al locale, per evitare la gente di basso rango e gli ubriachi che frequentavano il pub lì accanto, un vero luogo di perdizione. Era una signorina educata dalle suore cattoliche e la sua classe sociale, pur modesta, era ben superiore a quella di un povero inserviente o degli operai che andavano al pub per annegare la miseria nell’alcool.
Aveva ormai diciotto anni e il padre le aveva trovato un fidanzato che riteneva essere un buon partito: un commerciante di lana, un uomo sufficientemente ricco da poter mantenere la moglie negli agi…aveva più di quarant’anni, un vecchio. Lo odiava, era brutto, le faceva schifo, ma avrebbe chinato il capo ai voleri del padre e del fratello, da brava ragazza qual era.
Finché non aveva conosciuto Denis.
Il giorno che l’aveva visto per la prima volta, Mary aveva cominciato a gironzolare vicino al negozio, sperando di rivederlo: alla fine si erano incontrati, parlati, amati fin dai primi sguardi.
Il loro idillio era tenuto segretissimo, guai se la famiglia Mullin ne fosse venuta a conoscenza.
Ma, proprio l’impossibilità di manifestarla rendeva questa unione ancora più forte e struggente: i due ragazzi smaniavano per incontrarsi e inventare sempre nuovi modi per sfuggire allo sguardo acuto e severissimo del padre e del fratello di lei.
la lista dei passeggeri della nave con, segnati
 in rosso i nomi dei due ragazzi
Mary ripensava alla casupola abbandonata in cui avevano trovato il loro rifugio: l’aveva sistemata e pulita un po’, giusto per liberare il letto sfondato dalle macerie e renderlo abbastanza confortevole, ma con Denis e per Denis avrebbe fatto qualsiasi cosa, si sarebbe rotolata anche su un letto di spine.
Ventitrè anni lui, diciotto lei, facevano l’amore con una passione quasi dolorosa, travolgente, come se fosse sempre la prima o l’ultima volta, incerti ed esperti, ma sempre con un senso di ineluttabilità, come se il Destino stesso avesse provveduto a farli incontrare e innamorare, predestinati da sempre a stare insieme.

Un giorno non avevano resistito e si erano avvinghiati in un bacio appassionato, nell’ anfratto di una casa. Un vicino era corso a dirlo al padre che aveva inscenato un vero processo sommario e li aveva condannati subito.
Denis si era preso anche una bastonata in testa che l’aveva tramortito per alcune ore ed era stato licenziato in tronco. Mary era stata trascinata urlante fino a casa, dove era stata chiusa in soffitta, senza cibo e acqua, in attesa della punizione che, lo sapeva, sarebbe arrivata feroce.
Qualche giorno dopo il padre entrò nel sottotetto e le comunicò che sarebbe stata chiusa nella clausura del convento non lontano da lì fino al giorno delle nozze: alle sue proteste ricevette due ceffoni che la fecero cadere a terra con la faccia sanguinante.
Quella stessa notte però, sentì passi furtivi sul tetto e Denis apparve alla finestra dell’abbaino: silenziosamente, con uno speciale attrezzo, tagliò il vetro senza rumore e liberò Mary portandosela via, cautamente, sulle tegole sconnesse.
Camminarono tutta la notte e la mattina presto trovarono un carretto che li portò a Galway: salirono subito sul treno diretto a  Queenstown e si dileguarono.
Mary fu subito informata che i soldi, maneggiati da Denis così disinvoltamente, provenivano dalla cassa del negozio: non poté che rabbrividire di paura, ma ormai era fatta, la disperazione li spingeva a fuggire sempre più lontano, ma dove? Denis invece aveva le idee chiarissime: si sarebbero imbarcati su un transatlantico per raggiungere l’America e cominciare una nuova vita.

L'onda lunga del Titanic
di Tiziana Viganò | Macchione Editore | Romanzo storico
ISBN 978-8865703953 | cartaceo 12,75€


 
un tipico villaggio irlandese dell'epoca