martedì 16 gennaio 2018

Donato Carrisi si racconta al Castello di Legnano. Appunti di Tiziana Viganò

Donato Carrisi è ossessionato dalle persone scomparse, più interessanti dei serial killer e degli assassini che pongono fine alle loro vittime. Chi scompare è invece un enigma aperto, non si sa che ne è stato, per quanto tempo, quante sono in realtà le persone scomparse?

Rimando alla mia recensione del libro su questo blog https://tizianavigano.blogspot.it/2017/12/luomo-del-labirinto-di-donato-carrisi.html ma qui racconto l’uomo e lo scrittore, così come l’ho conosciuto alla presentazione de “L’uomo del labirinto” (edito da Longanesi) al Castello di Legnano il 15 gennaio 2018.

di Tiziana Viganò

Carrisi presentato da Amanda Colombo
nel Castello visconteo di Legnano
Ha una testa che concentra gli sguardi di chi lo osserva. Gli occhi vivacissimi, incorniciati dagli occhiali neri, riflettono un pensiero che spazia in milioni di sfaccettature e nel contempo sa ipnotizzare chi lo ascolta con un parlare brillante che sale e scende, emozionando: diverte o fa paura, la battuta sadica spezza il narrare fascinoso. Un simpatico affabulatore, un vero attore, davanti a un pubblico che pende dalle sue labbra.
Sicuramente la frase con cui ha esordito, “Solo chi legge vale, chi è ancorato ai libri è migliore degli altri” ha suscitato un fremito nella fitta platea di lettori accaniti, incatenandoli per sempre.

venerdì 12 gennaio 2018

I miei eventi del 2018 da gennaio a marzo

12 gennaio 2018- presentazione presso la Biblioteca civica di Somma Lombardo ore 21

13 gennaio 2018 - intervista radio con Maura Giunta su
www.radiodeltainternational.it o su digitale terrestre canale 870
ore 9,30 ( replica domenica 14 alle 10)


9 febbraio ore 18 - presentazione alla libreria UBIK di Busto Arsizio, ore 18

venerdì 9 febbraio ore    -  Legnano (Mi) – presso il CAI Club Alpino Italiano – via Roma 11

sabato 24 febbraio ore 16,30 – Castellanza (Va) - Libreria Pagina per pagina - via papa Giovanni XXIII 13     

sabato 10 marzo ore 10,30 – Milano – Libreria “Il covo della ladra” – via Scutari (ang. via Padova) 348 7459627

sabato 10 marzo ore 21 - San Giorgio su Legnano (Mi) –presso Associazione Hobbisti – via Mella 1

Sabato 24 marzo ore 15 – Gallarate (Va)- “Tè letterario” presso la Biblioteca Civica “Luigi Majno” – piazza San Lorenzo

giovedì 21 dicembre 2017

Intervista natalizia di Giampy Calibano a Tiziana Viganò per il blog “La voce di Calibano”

da scrittore a scrittrice: Giampy Calibano mi rivolge alcune domande natalizie per il suo blog

Oggi è proprio Tiziana Viganò a rispondere alle nostre domande sul Natale

1) Qual è il Natale che ricordi con particolare attenzione e perché?
Primi anni Sessanta.
La tovaglia ricamata dalla nonna e l’apparecchiatura delle grandi occasioni fanno da sfondo, composto e formale, nella grande sala, a un nugolo di bambini vocianti dai cinque ai sette anni, che corrono attorno calpestando carte colorate, fiocchi e biglietti sparsi sul pavimento. Qualche urlo degli adulti cerca di fermare il chiasso invano, del resto il Natale è la festa dei bambini!
Sei cugini con altrettanti genitori, tra cui due sorelle che hanno sposato due fratelli, mancano le due nonne che sono scomparse, ma rimangono a troneggiare i due nonni, patriarchi che non potrebbero essere più diversi. Uno alto alto, magro magro e allampanato, Carlo, vestito con completo grigio, con una perenne sigaretta che penzola sull’angolo della bocca, la voce roca da fumatore incallito; l’altro, Gino, basso di statura e con un pancione mica da ridere, con una delle sue perenni giacche da camera, comode comode, non ricordo di avergli mai visto un abito formale classico. Molto classica invece la sua vociona da tenore lirico, non più adatta ai teatri ma sempre così potente da far tremare i timpani di tutti: un po’ diverso da quell’uomo magro ed elegantissimo che, con i vestiti di scena delle opere, calcava il palcoscenico negli anni Venti.
Tanta gente davvero in casa, che non è piccola ma sembra diventata una scatola di sardine. In cucina si litiga, non è una novità, e quando mai i padroni di casa sono d’accordo su qualcosa?
Nel caos emerge il profumo di cibo tradizionale milanese, che comincia a solleticare il naso e la gola di tutti: non mancano mai il famoso paté di nonno Gino, il cocktail di scampi e il salmone affumicato, il risotto con lo champagne o i tortellini in brodo e gli arrosti di varie carni, assolutamente il cappone bollito con la mostarda di Cremona, i cardi con la panna, la frutta secca, l’ananas, il panettone (solo di pasticceria) con la crema di mascarpone e zabaglione. Da scoppiare.
Ci vogliono ore per ingurgitare tutto e altrettante per mettere a posto la cucina, ma con tante donne non è un problema. Le zie, belle come le maggiorate dieci anni prima, ora hanno il girovita un po’ più largo dopo i parti, la mamma piccola di statura, bionda, sempre un po’ arrabbiata chissà di che, con voce da soprano che vuole imitare in tonalità e volume quella del padre; il papà e gli zii ancora giovani e in carriera, si raccontano i problemi del lavoro che però sta funzionando bene negli anni del boom economico. I nonni dominano la situazione un po’ in disparte, senza troppo partecipare alle chiacchiere: uno continua a mangiare e l’altro fuma, avvolto nella nebbia.
Noi bambini siamo scappati da tutte le parti dopo aver piluccato il cibo, alle prese con i nuovi giocattoli, che ci importa delle chiacchiere dei grandi? Quando il buio sta scendendo, guardando fuori dalla finestra io vedo nell’aria fiocchi bianchi in movimento e mi metto a gridare «La neve! La neve!» e in un attimo siamo tutti fuori sul balcone a cercare di catturare i cristalli di ghiaccio per mangiarci il sorbetto più buono che ci sia. Il bianco Natale non poteva mancare alla tradizione.
2) Se potessi scegliere, cosa vorresti ti regalassero per Natale?
Senz’ombra di dubbio il giro del mondo in x giorni…tanti quanti ho voglia di stare in giro. Troppo? Beh, sognare non costa nulla!
3) Se pensi al Natale, quale racconto, romanzo o poesia ti viene in mente?
Tra i romanzi non può mancare “Il Natale di Poirot” della mia adorata Agatha Christie, la mia giallista preferita, che ho cominciato a leggere a dodici anni, quando un’amica di mia madre mi ha regalato il suo primo libro, “Poirot a Styles Court”: un romanzo classico, con un bell’ “omicidio nella camera chiusa” che segue una cena natalizia tra un bel gruppo di parenti-serpenti. La prima poesia che mi viene in mente è “Lenta la neve fiocca fiocca fiocca” di G.Pascoli che è intitolata “L’orfano”, ma ha un’atmosfera particolare e un ritmo che mi ricorda il Natale.
4) Non è Natale senza… continua tu.
Neve, ma oggi non possiamo più avere questa certezza, magari avremo un sole favoloso! regali e sorprese, paté alla milanese di nonno Gino e cocktail di gamberetti.
5) Pandoro o panettone?
Panettone forever! Un dolce a cui non so resistere, sono capace di mangiarmene uno intero in due giorni. Per fortuna (o per disgrazia?) mi piace solo di pasticceria, costosissimo, e lo fanno solo a Natale per cui non corro il rischio di abbuffarmi tutto l’anno…mi viene da piangere… Il pandoro? Buono, ma non c’è paragone, lì sì che mi limito a una fettina soltanto.



lunedì 11 dicembre 2017

"Arabesque" di Alessia Gazzola (2017) Longanesi. Recensione di Tiziana Viganò

Giallo e rosa sono i colori della serie “L’allieva”, sei libri di successo, bestseller da cui sono stati tratti film per la tv, cui si aggiunge l’ultimo appena uscito per Longanesi, ambientato nel mondo del balletto classico.

L’inizio, decisamente rosa, narra le giravolte del cuore di Alice Allevi, la protagonista ormai ex allieva dell’Istituto di Medicina Legale di Roma, sfigatissima in amore, tornata single dopo essere stata alle soglie del matrimonio. Ma c’è sempre Claudio Conforti, star della Medicina Legale, affascinante, inafferrabile, misterioso e tremendamente narcisista, di cui è innamorata da sempre. Riuscirà a sgelargli il cuore? Forse sì, forse no.

Ora, specializzata e dottoranda è alle prese con il suo primo incarico, la ballerina Maddalena Vichi è sul suo tavolo anatomico: morte naturale oppure omicidio? Il giallo invade il rosa e man mano che il libro procede diventa sempre più intricato e interessante.

Alice come al solito si intrufola abilmente nelle indagini del commissario Calligaris, parla con amici e parenti della vittima, chiacchiera e spettegola, curiosa come una Miss Marple o una Jessica Fletcher si immischia con tutto e con tutti, sempre un po’ sospesa da momenti di gratificazione per le sue intuizioni luminose e momenti di sconforto e sfiducia in se stessa.

E’ facile identificarsi in qualche tratto di  Alice: nel suo modo un po’ buffo di ragazza (ormai trentenne) insicura e maldestra, con la testa perennemente tra le nuvole, dal carattere dipendente, sempre alla ricerca di conferme che ottiene ben poco da un capo inarrivabile e spietato come Conforti – che però, questa volta, ha commesso un errore svelato proprio da lei, apriti cielo! -.

Un libro piacevole e divertente, che scorre veloce grazie allo stile fluido e spigliato della scrittrice, medico legale come la protagonista, che ha sicuramente trasferito avventure e situazioni ben conosciute nell’ambiente che descrive.

La serie dell’Allieva
L’allieva
Un segreto non è per sempre
Sindrome da cuore in sospeso
Le ossa della principessa
Una lunga estate crudele


domenica 3 dicembre 2017

“L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi. Recensione di Tiziana Viganò

«Il mio campo è la caccia. E l’animale più difficile da cacciare è l’uomo» un’ indagine mozzafiato nel nuovo thriller di Donato Carrisi

Le indagini di Donato Carrisi nelle pieghe della mente criminale continuano con questo appassionante thriller che uscirà il 4 dicembre 2017 per le edizioni Longanesi. Il tema del Male è da sempre il focus dei suoi romanzi mozzafiato: perché i mostri sono tra noi, nascosti sotto identità insospettabili, dietro le maschere e la doppia vita di soggetti che a tutti sembrano persone normalissime, spesso banali.
In questo romanzo il tema è scottante: la violenza e gli abusi contro i minori hanno strascichi tremendi nella psiche, insinuano un seme di perversione, di malvagità, di coazione a ripetere da adulti i comportamenti subiti contro individui innocenti, deboli e fragili. I «figli del buio», i minori scomparsi e segregati, sono segnati, infettati nella psiche per sempre.

Una ragazza viene trovata nuda in una zona paludosa e disabitata, ferita, con una gamba rotta e terrorizzata: è Samantha Andretti, rapita quindici anni prima mentre si recava a scuola, sparita senza lasciare alcuna traccia. Sulle sue tracce, oltre la polizia, il detective Bruno Genko.
Come avrà fatto a sopravvivere così a lungo? Cosa è successo? Dove è stata prigioniera? Come ha fatto a salvarsi? Samantha si è salvata da sola? È improbabile sopravvivere a uno psicopatico, eppure il mostro si è preso cura di lei, l’ha fatta vivere, nutrendosi del suo terrore. Eppure

«Giorno dopo giorno, le aveva riservato un affetto malato. Proprio come fanno gli esseri umani con gli animali dello zoo…L’avere su di lei un potere di vita o di morte era il vero appagamento del sadismo del rapitore»

In una città qualsiasi, che può essere ovunque, immersa in un caldo oltre i limiti del sopportabile, si svolge l’indagine di Bruno Genko, detective famoso, profondo conoscitore della psiche umana: un uomo in bilico tra la vita e la morte, che sa di avere disponibili solo poche ore o pochissimi giorni per risolvere il caso su cui aveva tentato di indagare quindici anni prima invano, qualcosa che dia una motivazione all’ultimo tempo della sua vita. Se in passato l’indagine era stata poco efficace, ora si sente in dovere di onorare il suo debito con i genitori della vittima, di dare finalmente un nome al mostro, aiutato dalle sue intuizioni e dal mondo oscuro del deep web. Ma soprattutto deve cominciare da un punto fondamentale: Sam non è evasa, è stato il rapitore a liberarla, nell’ennesimo, sadico gioco.

Donato Carrisi è laureato in giurisprudenza, specializzato in criminologia e scienza del comportamento: nei suoi romanzi utilizza in modo magistrale la sua competenza, con la sua scrittura scarna ed essenziale che fin dalle prime pagine ci immerge nel clima oscuro e feroce del crimine e della malattia mentale per portarci lentamente fino al colpo di scena finale.
Dopo Il Suggeritore, best seller internazionale da un milione di copie, seguito da Il tribunale delle anime (2011) La donna dei fiori di carta (2012 ) L’ipotesi del male (2013) Il cacciatore del buio (2014), La ragazza nella nebbia (2015) Il maestro delle ombre (2016) pluripremiati romanzi editi da Longanesi, con L’uomo del labirinto Carrisi ci regala un altro thriller che è impossibile abbandonare fino a che non si sia letta l’ultima pagina.


giovedì 30 novembre 2017

“Pulvis et umbra” di Antonio Manzini. Recensione di Tiziana Viganò

La serie scritta da Manzini è il romanzo della vita di Rocco Schiavone prima ancora che il racconto delle sue indagini.


Con “Pulvis et umbra” (2017, Sellerio) Antonio Manzini ci regala il settimo straordinario romanzo con protagonista Rocco Schiavone. Un personaggio a tutto tondo, approfondito nelle pieghe sofferte della sua psiche, tormentato dalle ombre del passato, da rimorsi e rimpianti, da lutti dolorosi, da un presente insoddisfacente perché  quando l’anima è stretta e soffocata da una infelicità senza più desideri è impossibile aprire le porte al futuro e vedere il cielo sereno.
Rocco Schiavone è un vicequestore sempre fuori dalle righe, fuma marijuana, è collerico, anche violento, perennemente incazzato, segue le intuizioni e le rotte delle indagini secondo regole sue, a volte decisamente fuori dalle procedure…ma ha un senso della giustizia profondissimo, che lo porta a seguire il suo dovere, nonostante tutto e tutti, nonostante ormai si senta sporcato dal fango in cui è costretto a sguazzare, dentro e fuori la questura.
Il luogo in cui è stato mandato per punizione, Aosta, con i cieli grigi e burrascosi, l’aria fredda e gelida fa da sfondo appropriato alle indagini: i suoi sottoposti della questura, qualcuno valido, qualcuno vera macchietta, i magistrati che un po’ lo ammirano un po’ lo contrastano, i personaggi secondari, le vittime e i colpevoli sono un contorno alla sua figura che domina completamente la scena, con il suo loden, le sue Clarks e Lupa che saltella tra i suoi piedi, ma soprattutto con la sua affascinante, complessa personalità.
La serie scritta da Manzini è il romanzo della vita di Rocco Schiavone prima ancora che il racconto delle sue indagini.
In “Pulvis et umbra” si trova a districare due diverse inchieste, due vittime trovate ben lontane, una ad Aosta e una a Roma, un trans e un anonimo che porta in tasca un foglietto col suo numero di telefono: entrambe si legano alla sua storia personale. Si scontrerà questa volta con poteri occulti e invincibili, dovrà arrendersi a qualcosa più potente di lui e della sua idea di giustizia, proseguirà ostinatamente fino al momento in cui anche lui dovrà arrendersi  all’interesse supremo dello Stato.
Più che mai tormentato dalle ombre del suo passato e dalla sua Ombra, si ritroverà nelle mani la polvere amara del tradimento, del rifiuto di un amico, proprio quando il fantasma della moglie morta comincia a svanire dalla sua mente e dal suo cuore permettendogli finalmente di aprirsi di nuovo ai sentimenti teneri.

Buonanotte Mari’, buonanotte Rocco, ti rimarrà vicino, sempre fedele, la tua cucciola Lupa.

giovedì 23 novembre 2017

“Il Cane, il Lupo e Dio” di Folco Terzani, 2017, Longanesi. Recensione di Tiziana Viganò


Un libro emozionante, che si presta ad essere letto e raccontato anche ai bambini, ispirante per ogni età. Un regalo per tutti, che va diritto alla mente e al cuore. 

Recensione di Tiziana Viganò

Una favola moderna, un viaggio iniziatico.
Protagonista un Cane, abituato alle comodità della città, alle cure del padrone, che, abbandonato e solo, troverà un branco di quattro Lupi che gli insegneranno a essere indipendente e autosufficiente, ad avere fiducia in se stesso, nelle sue risorse e nella Natura. Perché
«La fiducia è la qualità più potente di tutte. L’essere che ha fiducia raggiunge subito la sua meta.»
Muni, il Lupo saggio dagli occhi dorati lo guiderà a capire che tutte le cose nella Natura possono insegnare a vivere, le cascate come i fulmini, gli alberi come ogni animale, la tempesta come i terremoti.
«I giorni passano, le notti corrono via come ombre e se non avvenisse un imprevisto, spesso travestito da disgrazia, non ci renderemmo mai conto della meraviglia nella quale già siamo, non ci porremmo mai la domanda più grande di tutte… Cosa c’è oltre? E oltre?, e oltre, e oltre…?»
Il lungo viaggio sarà più importante della meta, la leggendaria Montagna della Luna, dove Sole e Luna sono congiunti: il Cane aveva immaginato che quel luogo mitico fosse la fonte della vita e di tutte le cose, invece si troverà in un luogo dal bianco accecante, dove neve e ghiaccio sono ovunque, dove c’è solo vuoto e desolazione: forse sarà il luogo della sua morte? Ma proprio il tempo passato lungo la Via ha preparato il Cane a vivere una vita diversa, a vedere il mondo con occhi nuovi, a comprendere il valore del sacrificio e dell’eterno ciclo della vita…e la vita riprenderà…
 Portatore di una visione religiosa laica e naturalista, Folco Terzani riecheggia però le parole di Gesù nel Sermone della Montagna riportato dal Vangelo di Matteo,  
«… Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?...»  
Allo stesso modo il suo protagonista, il Cane, si trova davanti alla rivelazione che un Dio si occupa di ogni essere vivente che come lui, ogni giorno, ha bisogno di ogni cosa, un Dio che è la Natura.
Un soffio misticismo percorre le pagine del libro, che ci regala attraverso le sue metafore la riflessione sulla ricerca di una spiritualità che vada al di là di ogni religione istituzionalizzata, oggi più che mai necessaria per dare pace alle inquietudini e ai dubbi dell’uomo di oggi.
Magnificamente illustrato dagli acquarelli di Nicola Magrin, “Il Cane, il Lupo e Dio” di Folco Terzani, edito da Longanesi, è un libro emozionante, davvero stupendo, che si presta ad essere letto e raccontato anche ai bambini, ispirante per ogni età.

In vista del Natale un regalo per tutti, che va diritto alla mente e al cuore.

sabato 4 novembre 2017

un capitolo di "Sinfonia nera in quattro tempi" di Tiziana Viganò

Le scogliere di São Jorge, nelle isole Azzorre
incipit del quarto tempo di "Sinfonia nera in quattro tempi" -La quadratura del cerchio-

Alcuni delitti efferati scuotono la sonnolenta atmosfera nella provincia di Milano, a Legnano e nelle vicine Como e Saronno: l’intuito del maresciallo Rusconi li mette in relazione tra loro per la particolare ferocia verso la vittima e per la volontà di farla soffrire colpendola in ciò che le è caro.
Nella narrazione a due voci corre il filo conduttore di una violenza subita ed agita che delinea la figura del pluriomicida e muove l’intreccio fino alla fatale e inevitabile conclusione.

Ora in ebook: offerta lancio per tutto novembre 2017 € 3,99 (invece di € 4,99)  


PLENILUNIO

Allontanandosi dal centro della cittadina, dove i bar e i ristoranti traboccavano di turisti, l’atmosfera cambiava completamente: vicoli stretti e poco illuminati si inerpicavano verso la sommità del promontorio, fiancheggiati dalle antiche case basse dei pescatori, dipinte a colori vivaci, decorate con architravi bianchi e vasi di fiori dappertutto.
Laura camminava col respiro affannoso, incespicando spesso nell’acciottolato scivoloso e sconnesso di pietre vecchie di secoli: sentiva un fuoco di rabbia dentro e il sudore che colava copioso da tutti i pori della pelle. Non riusciva a spegnere quel calore insopportabile: le bruciavano gli occhi che riuscivano a vedere una sola immagine.
Si appoggiò un attimo con la fronte al muro fresco di una casa.
«Non ce la faccio più…» Con l’anima in tempesta continuò faticosamente la salita: arrivata in cima vide una figura conosciuta su un muretto dall’altra parte della strada.
«È lei, lei lei», continuò a ripetersi con ritmo ossessivo.

Claudia si era staccata dal gruppo e aveva fatto una passeggiata; aveva con sé l’attrezzatura fotografica per riprendere gli effetti della luce lunare su quel paesaggio stupendo. Il cielo d’agosto era perfetto per le riprese, le stelle piccolissime, la luna piena enorme, talmente bianca e luminosa da poter vedere i suoi crateri a occhio nudo. Era così presa da quella bellezza e dalle sue foto, che aveva scacciato quel turbamento fastidioso, quel senso di colpa che l’aveva colpita un paio d’ore prima alla vista di Laura, comparsa all’improvviso.
Aveva cercato di negare a se stessa quello che era successo cinque anni prima e ora che il passato tornava per ferirla lei, come sempre, l’aveva ricacciato nel profondo, per non essere coinvolta. Continuò a camminare verso la sua meta e arrivò alla cima del promontorio, a picco sulla falesia, solo un muretto basso proteggeva la via dal baratro: guardava il paesaggio magico, d’altri tempi, che incantava. Si sedette sul muretto, tirò fuori cavalletto e macchina fotografica, li posò sulle pietre e cominciò a studiare la luce e le inquadrature, completamente persa in ciò che stava facendo.

All’ombra nel vicolo, appiattita contro il muro, Laura guardava la nuova arrivata lottando con le tremende emozioni che la travolgevano. Nella luce dei lampioni e della luna Claudia le appariva più bella di come in realtà fosse, soprattutto sana, serena e tranquilla, mentre lei non era più così da cinque anni, dal giorno dell’incidente. Claudia stava a cavalcioni sul muretto: Laura in un lampo attraversò la stradetta, la spinse con violenza e poi si dileguò nell’ombra, sparendo.

Tutto volava, il cavalletto, la macchina fotografica e anche Claudia, ridotta a un solo urlo spaventoso e lunghissimo, fino al tonfo finale sulle rocce.
Le porte delle casette si aprirono, gli abitanti videro la borsa sul muretto e qualcuno di loro si precipitò lungo la discesa verso la riva dell’oceano, dove trovarono il corpo maciullato sulla scogliera, mentre i poliziotti arrivavano a sirena spiegata.

Un paesaggio idillico per un crimine (isole Azzorre)
L’indagine fu molto breve: in quell’estate affollata di turisti, nelle isole Azzorre nessuno aveva il desiderio di avere tra le mani un fattaccio che diffondesse panico tra i vacanzieri. Il giorno dopo il capo della polizia incaricò l’ispettore Lopes di interrogare i compagni di viaggio di Claudia e di effettuare rilievi sul luogo della morte. Nel gruppo nessuno si era accorto di nulla di sospetto, tranne una ragazza, Lucia.
«Ieri sera, al ristorante, ho visto entrare una donna che zoppicava, una bionda, con i capelli lunghi, una pettinatura che nascondeva metà del volto: quando ha visto Claudia le ha lanciato uno sguardo terribile, è rimasta immobile un attimo poi è andata via, senza dire una parola. Ho guardato Claudia che era turbata, forse si conoscevano, ma subito si è messa a parlare di ciò che aveva visto in mare la mattina, come se nulla fosse successo. Nient’altro: è finito tutto in pochi secondi.»
Sul luogo del delitto era rimasta la borsa con le attrezzature fotografiche che non erano volate via: sulla strada era passata troppa gente per poter trovare qualche indizio interessante.
Una settimana dopo Miguel Lopes, che pur aveva fatto ben poco, fu indotto a chiudere l’indagine come incidente, e la stampa locale riportò solo un trafiletto di dieci righe in cui si diceva che una turista italiana era caduta da un muretto a Calheta, nell’isola di São Jorge mentre stava facendo fotografie notturne. L’ispettore rimase in dubbio sull’indizio riportato da Lucia: secondo lui quello sguardo pietrificato che le due donne si erano scambiate aveva un valore importante per l’indagine, ma per ordine del superiore archiviò il caso e se ne dimenticò.

Laura aveva camminato a lungo, trascinando la sua gamba rovinata, barcollando un po’, in preda a una sensazione di disorientamento: le sembrava di vedere le cose attraverso una lente deformante, sentiva un forte dolore al cuore, ma non era pentita o angosciata per quello che aveva fatto, piuttosto era la rabbia che l’aveva invasa a premere come un corpo estraneo dentro di lei, facendole male, soffocandola. Rabbia e anche paura; paura di se stessa, di quella cosa violenta che l’aveva dominata completamente.

A un certo punto si ripiegò in preda a forti conati di vomito, forse il suo corpo voleva liberarsi di quella pressione interna, stramazzò a terra e rimase lì a lungo, poi si addormentò di colpo. Si risvegliò con le prime luci dell’alba, con una nuova, feroce lucidità: avrebbe pareggiato i conti, avrebbero pagato tutti.

“Sinfonia nera in quattro tempi” di Tiziana Viganò 
2016, Youcanprint, codice ISBN 9 788892 616998
Ora in ebook: offerta lancio per tutto novembre € 3,99 (invece di € 4,99)  

lunedì 30 ottobre 2017

“La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi. Recensione di Tiziana Viganò

Quando l'orrore diventa spettacolo: una piccola comunità, in una sperduta valle, nasconde segreti forse inconfessabili

già pubblicato su

Con “La ragazza nella nebbia”, edito da Longanesi, Donato Carrisi cambia tonalità di scrittura: colori, suoni e parole sono meno cupi di altri suoi libri, il ritmo è meno concitato, c’è l’atmosfera di apparente normalità in un paesino di montagna interrotta dalla scomparsa di una ragazzina di sedici anni. Forse è solo la fuga da casa di un’adolescente? Non c’è il corpus delicti a provare un fatto orrendo, c’è solo una piccola comunità in una sperduta valle, che nasconde segreti forse inconfessabili.
I network televisivi organizzano subito la spettacolarizzazione dell’orrore, buttano alla ribalta gli abitanti del paesino, cercano il mostro, che diventa ancor più mostruoso perché la ragazzina è una come tante, senza macchia, pulita e innocente, neppure bella. Tutti cercano la celebrità, non diversamente dal poliziotto che conduce le indagini e dalla giornalista d’assalto: il fascino della notorietà è irresistibile, fa sentire, speciali, si vorrebbe prolungarlo all’infinito.

Mentre i “turisti dell’orrore” arrivano per sentire l’odore della sofferenza altrui, ma anche per rimpolpare le finanze del paese, l’evento mediatico diventa il vero protagonista: Anna Lou, la ragazzina scomparsa, rimane sullo sfondo, è un pretesto.
Se le statistiche dicono che ogni sette secondi avviene un crimine, solo pochissimi riescono a catturare l’attenzione dei media, ma quei pochi diventano occasione per invitare a infinite discussioni nei talk show esperti, presunti esperti, opinionisti, star dello spettacolo per mesi se non per anni, con un indotto di denaro, di audience e di pubblicità infinito. Come tutti possiamo verificare facendo zapping col telecomando, anche se cerchiamo di sottrarci all’ossessione qualcosa riesce sempre a raggiungerci.
Il poliziotto incaricato delle indagini, Vogel, è un maestro nel manovrare i media per i suoi fini.
Lo show viene dato in pasto a un pubblico famelico che ha bisogno di colpi di scena e di novità sempre fresche: il crimine si trasforma in business. La giustizia e la verità non  interessano più, l’importante è catturare un colpevole, per sentirci sicuri, per proiettare su un essere che pensiamo non umano, diverso da noi, perché capace di commettere cose orribili, quelle che in noi stessi non possiamo riconoscere.
È la zona oscura, l’Ombra junghiana che c’è dentro ogni essere umano, quello che ci fa paura e che proiettiamo sul mostro  – che di solito è un individuo banalissimo -. L’eroe criminale è quindi il simbolo di un’aggressività violenta che non ci appartiene più, ma che ci attrae inesorabilmente, perché il Bene è così poco interessante, « è il cattivo che rende la mediocrità più accettabile, è lui che fa la storia » e noi abbiamo bisogno di sentirci sempre migliori di qualcun altro.

Donato Carrisi come sempre indaga e approfondisce il tema del Male, con la maiuscola: la sua scrittura scarna ed essenziale conduce il lettore nei meandri della psiche criminale accompagnandolo con la sua grande competenza (è laureato in giurisprudenza, specializzato in criminologia e scienza del comportamento) .

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lunedì 25 settembre 2017

Intervista di Tiziana Viganò a Giancarlo Bosini

Intervista di Tiziana Viganò a Giancarlo Bosini, autore di "Giallo Milano","I disperati casi dell'ispettore Tombini" e di "Orazio & Company"

vedi recenzione di "Giallo Milano" su

1.     Sei milanese e sei architetto: la prima cosa che salta all’occhio leggendo “Giallo Milano” è la tua competenza in materia … Raccontaci di te …
Ho sempre avuto, fin da ragazzino, un grande interesse per l’arte e soprattutto per la pittura, alla quale mi sono dedicato per alcuni anni. Terminate le scuole superiori mi sono iscritto al Politecnico di Milano dove, appunto, mi sono laureato in architettura. Pur occupandomi di ingegneria civile, l’interesse per l’arte non è però mai scemato, anzi, probabilmente si è anche rafforzato.

2.     Dove trovi l’ispirazione per i tuoi libri? Come ti organizzi per scrivere? Sei metodico, ordinato o il contrario?
Nei miei primi libri ad ispirarmi sono stati episodi legati alla mia vita quotidiana e al mio lavoro, in Giallo Milano le cose sono invece andate diversamente. Avevo dei temi di cui volevo parlare ed attorno a loro ho costruito una storia. Come mi organizzo: Una volta che ho in mente cosa scrivere, preferisco iniziare con carta e penna. Chiaramente, avendo anche il mio lavoro da portare avanti, il tempo che dedico alla scrittura è quello delle ore tardo serali. Più o meno riesco a scrivere tre o quattro pagine al giorno. Prima di andare a dormire ricopio nel PC quello che sono riuscito a fare. Per la revisione finale faccio una stampa dell’intero testo e a mano apporto le modifiche che reputo necessarie, poi correggo il file e ristampo. Ripeto questa operazione fino a che, secondo me, si può ritenere concluso il romanzo. Normalmente per scrivere un libro impiego circa un anno. Quando scrivo cerco di essere sia metodico che ordinato, ma c’è sempre l’imprevisto in agguato, così l’ordine va a pallino e il piano di lavoro che mi ero prefissato pure.