sabato 15 luglio 2017

intervista di Ilaria Grasso per "L'onda lunga del Titanic"

intervista di Ilaria Grasso per "Liberi Libri e non solo

Ciao Tiziana, ben trovata sul mio Blog Liberi Libri e non solo: come mai la scelta di scrivere un libro sul Titanic, ovvero, “L'onda lunga del Titanic”?

Ciao Ilaria, grazie per l’intervista! Come sai ho scritto due libri di argomento femminile,“Come le donne”, dodici racconti, storie vere di donne che hanno trovato grandi difficoltà nella vita ma hanno saputo combatterle e vincere; il secondo,“Sinfonia nera in quattro tempi” sotto la veste del romanzo giallo parlo di coppie malate che finiscono in omicidio e femminicidio.
Volevo concludere la trilogia con un libro sulla bellezza dell’amore, quello positivo che va oltre la morte - dopo molte storie di coppie male assortite ci voleva proprio! -  mettendo a confronto una storia attuale con una del passato. Di qui la scelta di narrare la vicenda di due ragazzi irlandesi, veramente esistiti, che si imbarcarono sul Titanic per cercare una nuova vita in America. Giulietta e Romeo di cent’anni fa.

lunedì 10 luglio 2017

“Il viaggio d’amore del tonno” di Ilaria Grasso e Seby Conigliaro. Recensione di Tiziana Viganò

Nella sicilianità, nell’amore per la Sicilia e i suoi molteplici aspetti sta il nucleo di questo bel libro
«un viaggio tra il sentimento, il gusto e la Trinacria»
dove i sentimenti si fanno Terra e paesaggio, naturale e umano.


I racconti di Ilaria Grasso, che hanno quasi sempre per titolo i nomi di una coppia, esprimono tante specie d’amore, passioni di fuoco e amori delicati, fantasie e realtà, contrasti, come piena di contrasti è la Sicilia…e molto altro ancora, con lo sfondo dello stupendo, onnipresente mare.

Lo stile originale ben riproduce in parole quello che l’anima siciliana esprime: è antico, ricco, barocco e contemporaneamente moderno, con frasi e immagini fulminanti. Ogni racconto è accompagnato da una ricetta di cucina tradizionale siciliana rivista in modo creativo e attuale dallo chef Seby Conigliaro perchè
«Ho sempre associato in vita mia la fame e l’appetito con i sentimenti, perché ho sempre vissuto i sentimenti con positività...»

All’inizio Ilaria Grasso ci racconta la mattanza dei tonni – ora praticata in pochissime tonnare – che fa parte della storia, dell’economia e delle tradizioni millenarie dei popoli costieri del Mediterraneo.
Rito orrendo per molti ipersensibili, ma interessante espressione di una cultura che unisce il senso del tragico o del drammatico con la capacità di adattamento e di rinascita, la capacità di restare con i piedi ben piantati alla terra, alla loro Terra, nonostante secoli di vicende storiche travagliate.

Il senso della morte pervade la cultura siciliana e si fa religione.

giovedì 6 luglio 2017

"L'onda lunga del Titanic" di Tiziana Viganò, recensione di Silvia Pattarini

già pubblicato su

L'onda lunga del Titanic, di Tiziana Viganò, Macchione Editore, 2017. Il diario di Mary Mullin, una donna irlandese innamorata a bordo del Titanic, obbligherà Clara, cent'anni dopo, ad ascoltare il cuore.

Due storie d’amore, due donne, due vite molto diverse. Clara, una donna in carriera ai giorni nostri, Mary Mullin, una ragazza irlandese di oltre cento anni fa.
L’autrice Tiziana Viganò è riuscita a fondere le loro vite così diverse e lontane, in un intreccio magico attraverso le pagine di un vecchio diario, gelosamente custodito dalla nonna di Clara.
La Viganò, ricorrendo a dei flashback, fa rivivere il destino di Mary e del suo amato Denis, con dovizia di dettagli storici e particolari degni di nota. Un linguaggio scorrevole e delicato che tiene il lettore incollato alle pagine e lo trasporta in un’atmosfera lontana, all’epoca dei viaggi della speranza, dei sogni, del miraggio di un futuro migliore in una terra lontana. Il lettore si ritrova catapultato a bordo del leggendario Titanic, "l’inaffondabile", tra gli sfarzi, i fasti e i gioielli delle lussuose cabine di prima classe, ma anche nella semplicità, nella quotidianità, nelle danze dei passeggeri della terza classe.
Il sogno d’amore di Mary e Denis affonderà tragicamente col transatlantico: a Mary toccherà una difficile scelta che non intendo anticipare, per non togliere al lettore il gusto di scoprire la sua storia (ricordo che Mary e Denis furono realmente passeggeri del Titanic, l’autrice riporta persino il numero del loro biglietto d’imbarco) attraverso la lettura di questo bellissimo romanzo. L’autrice si è avvalsa della consulenza storica dello scrittore Claudio Bossi, considerato tra i più qualificati esperti internazionali della storia del Titanic e che da anni si occupa di ricostruire la vicenda del leggendario transatlantico.

venerdì 30 giugno 2017

"La principessa" racconto di Marina Fichera per "Il vizio di scrivere"

Biblioteca di Rescaldina - 11 giugno 2017 - sull'argomento "La principessa" Marina Fichera ha scritto questo divertente racconto 
 
Un caldissimo pomeriggio di fine giugno. Piazza Duca d’Aosta piena  di strana gente. Palloncini colorati, striscioni e bandiere arcobaleno, petti nudi, tatuaggi, lustrini e famiglie con bambini in  passeggino. Tutti mischiati a marciare e sudare insieme.
Peppino Franza aveva il cervello che gli ribolliva sotto il cappello da vigile urbano. Lui non era più attivo sulle strade da anni, da quando si era rotto un malleolo in servizio e non riusciva più a stare molto tempo in piedi. Quel sabato però era prevista un’enorme manifestazione a Milano, e le nuove norme di sicurezza anti terrorismo avevano richiesto un intervento massiccio di polizia locale, carabinieri e finti poliziotti in salopette di pelle nera.
Peppino, calabrese di un piccolo paese nell’entroterra crotonese, si era trasferito da adolescente con i genitori a Cologno Monzese, a quattro poveri passi da Milano. Lì si era diplomato e in seguito era entrato, quasi 38 anni prima, nel corpo dei vigili urbani. Era diventato un vero ghisa, anche se in fondo non si era mai sentito milanese, anche se i colleghi lo avevano preso in giro per anni.

lunedì 26 giugno 2017

"Sulla strada giusta" di Francesco Grandis.

di Tiziana Viganò

Ho letto “Sulla strada giusta” di Francesco Grandis, Rizzoli e non faccio una recensione, perché non mi è piaciuto. Però dico la mia opinione perchè sono stufa di essere buona.

Dunque: in tanti, tantissimi abbiamo sentito la voglia di fuggire dalla routine, dal mondo del fare e non-essere, dai bisogni che non finiscono mai e sono indotti da una società che ci ingabbia in certi comportamenti. Alcuni di noi hanno fatto fughe alla ricerca del senso della vita e hanno capito tante cose.

Questo libro da 10.000 copie vendute tramite i social è leggero come una piuma, le riflessioni sono abbastanza deboli, qualunquiste…l’informatico che vuole essere scrittore è finto, si sente un guru dei social, solo perché ha meditato su certe cose importanti un po’ più della media (che non medita proprio) si autocelebra e si autoconvince di essere sulla strada giusta…Condivido quello che ha detto un'amica ha solo avuto c... 
C’è ben altro su cui meditare un po’ più in profondità, ci sono ben altri scrittori che ci hanno regalato pagine più profonde di questi personaggi che si mettono in vetrina e sono seguiti come Maestri di vita. Direi che questo è il Fabio Volo dei guru.

"L'onda lunga del Titanic" recensione di Paola Casadei

Recensione di Paola Casadei già pubblicata su

L'onda lunga del Titanic, di Tiziana Viganò, Macchione, 2017. Un romanzo d’amore, sull’amore vero, in cui si mescolano storie parallele nel tempo e nello spazio, sentimenti profondi, che scivolano tra la tenerezza e la sensualità.

mercoledì 21 giugno 2017

“Se un cadavere chiede di te” di Sara Magnoli. Recensione di Tiziana Viganò

Un grande scrittore come Maurizio De Giovanni, ha definito Sara Magnoli «una nuova, straordinaria voce nel romanzo nero italiano.»

Quando si dice “Un bel libro!”, che soddisfa dalla prima all’ultima pagina, che interessa, intriga e lascia il piacere di una lettura intelligente. Così Sara Magnoli, penna di elegante e consumata abilità, raffinata e affilata tra le pagine di grandi giornali, conduce il lettore dentro la trama gialla di “Se un cadavere chiede di te” (Morandi editore, 2013).

Le emozioni forti, l’amore, o meglio, il malamore hanno una parte fondamentale nella vicenda, come le tortuose vie della psiche e del cuore dei protagonisti, incapaci di vivere pienamente i sentimenti, di superare ferite e disillusioni, rancori e odi. Un giallo dove è più importante l’analisi psicologica dei motivi di un delitto piuttosto che l’incalzare dell’azione e del sangue che scorre. A fronte di donne tormentate, ma alla ricerca di sé, gli uomini sono fragili sotto la maschera, paiono ombre labili al paragone delle figure femminili. ll mistero della morte della famosa cantante, Hannelore von Drier, si svela a poco a poco da un groviglio di errori e di orrori famigliari: l’amore malato porta solo all’esasperazione, al risentimento, alla follia. Spesso, troppo spesso, alla morte.

lunedì 5 giugno 2017

"L'onda lunga del Titanic" pag 40 il capitolo "Denis Lennon e Mary Mullin"

"L'onda lunga del Titanic": a pag 40 vi invito a leggere il capitolo 
"Denis Lennon e Mary Mullin"  

il molo di Queenstown, con i migranti di terza classe in attesa
dei rimorchiatori che li porteranno a bordo del Titanic
Quella mattina del 12 aprile 1912 Mary si svegliò di soprassalto.  Non si era ancora abituata alla stretta cuccetta della cabina a quattro letti, piccola e soffocante, dove si trovava con altre tre donne e aveva dormito male, perseguitata da incubi. E per di più era lontana da Denis, che si trovava nella parte anteriore della nave in una delle cabine riservate agli uomini non sposati.
Con gli occhi aperti nel buio poteva solo pensare, mentre le altre dormivano ancora: il futuro le si apriva davanti e ne aveva paura, il passato, appena lasciato a terra il giorno prima, sembrava incombere ancora su di lei.
Era una giornata limpida e dalle banchine di Queenstown aveva potuto immaginare la costa del Galles, non troppo lontana, in attesa che la nave arrivasse: era partita da Southampton e aveva fatto scalo a Cherbourg sulla costa francese. Rivedeva il profilo della città con le sue file ordinate di case strette, una vicino all’altra, dominate dall’imponente mole della cattedrale gotica, le botteghe i pub e le pensioni affacciate sulla banchina, il molo della White Star Lines affollato di gente.
I passeggeri di terza classe aspettavano la partenza, con addosso il vestito buono e le valigie, che contenevano tutti i loro averi, incredibilmente piccole per un viaggio così lungo e incognito…lei aveva a stento potuto portare uno scialle e una coperta del letto, perché era fuggita così in fretta per non farsi notare dalla famiglia…

Ripensò al fratello Joe. Un passeggero le aveva riferito che sulla banchina di Queenstown era successa una scenata terribile, un uomo con in mano una pistola gridava come un ossesso alla volta di un rimorchiatore che portava un carico di passeggeri al Titanic. Su quell’imbarcazione c’era sua sorella e lui l’aveva mancata per pochi minuti: la sgualdrina si era accoppiata con un bastardo morto di fame, magari si era fatta mettere incinta! Ed era fuggita.
A Galway aveva scoperto la tresca e si era precipitato con l’intenzione di uccidere l’uomo, ma i due erano già scappati, li aveva inseguiti in treno fino alla banchina per mancarli di un soffio: per la rabbia terribile aveva scaricato in aria la pistola puntata contro il rimorchiatore lontano finché era stato bloccato dalla polizia e portato in galera.

domenica 4 giugno 2017

“La rete di protezione” di Andrea Camilleri. Recensione di Tiziana Viganò

Una tonalità minore permea di malinconia questo ultimo romanzo dove il protagonista Montalbano riflette la stanchezza del suo creatore, dopo vent’anni di romanzi meravigliosi e appassionanti. 
Sarà che lo scrittore non scrive più, non può più farlo da solo, deve dettare, e non è certo la stessa cosa…è come camminare su un filo teso su un abisso, senza la rete di protezione.


Protezione è la parola chiave del libro in molti sensi

“C’era ‘na gana diffusa di protiggirsi da ogni cosa: da quello che non s’accanosci, da quello che potrebbi essiri e che non è ditto che sarà, da quelli che venno dal mari, da quelli che hanno un Dio diverso, da quelli che hanno macari lo stesso Dio ma lo pregano differenti. E comunque sempre meglio quartiarisi. Epperciò le forme di protezione si moltiplicavano”

 Si parla della “Rete” del web, di cui Montalbano continua a capire ben poco, ma di cui sa per certo una cosa: che la maggiore comunicazione grazie a internet, social, cellulari, tablet ecc produce una solitudine maggiore della solitudine stessa.

“In canti di versi” di Ilaria Biondi. Recensione di Tiziana Viganò

Il fascino ipnotico delle poesie di Ilaria Biondi si può ricercare nel suo linguaggio originalissimo, un mosaico di forme e colori preziosi che si trasforma in musicalità, armonica ma mutevole


Ilaria Biondi si rivela poeticamente dopo un processo profonda elaborazione interiore del mondo esterno che ci restituisce carico di emozioni, memoria, nostalgia, desideri. Luci e ombre, occasioni e opportunità, Natura e umanità: la sua poesia ha il ritmo e il disegno della vita e del futuro elaborato da un’anima ricchissima di sfaccettature.
Nel rapporto tra arte e vita che testimonia, la sua lirica rivela fatti e circostanze della sua vita sublimati e resi con grazia e leggerezza, ma con profonda sensibilità e sensualità del sentire.
Poesia e vita, poesia è vita.
Immersa da sempre nella Natura stupenda della sua terra natale, Ilaria Biondi la ricrea con suggestioni liriche intense, immagini vive, analogie e personificazioni dove gli elementi vegetali assumono emozioni e gesti umani.

Il fascino ipnotico delle poesie di Ilaria Biondi si può ricercare nel suo linguaggio originalissimo, un mosaico di forme e colori preziosi che si trasforma in musicalità, armonica ma mutevole, quando a volte sfocia in dissonanza. La voce poetica lo accompagna con ritmi e immagini inconsuete che seducono il lettore inducendolo in una trance che lo fa volare in mondi diversi, inconsueti, gli fa provare esperienze nuove ed emozioni forti, stimola la sua immaginazione che può volare al di sopra del reale, cambiando il punto focale e la percezione di essa.

C’è la ricchezza inusuale nelle parole dense e nei versi ricchi di figure retoriche, un linguaggio aulico e moderno contemporaneamente, a volte ermetico ma sempre luminoso. Il suo vocabolario è come un morbido tessuto che intreccia trama ordito di diversi materiali, ora morbidi e carezzevoli, ora ruvidi e pungenti: una maturità linguistica che meraviglia e affascina in quest’opera prima di alto livello, resa in un contrasto di freschezza e di vivacità d’accenti, di profondità e di leggerezza. Che in-canta.

In canti di versi” di Ilaria Biondi

Edizioni Il papavero, 2017