lunedì 28 agosto 2017

"Tu, l'invisibile": racconto di Tiziana Viganò

particolare del dipinto "Gli amanti" di R: Magritte

L'indifferenza è la peggiore malattia dell'uomo contemporaneo: l'uccisione del ragazzo di Barcellona nella discoteca, davanti a una cerchia di compagni indifferenti, mi ha ispirato questo racconto


Hanno il volto fasciato da un velo bianco, sottile, eppure abbastanza spesso da essere una barriera: i fili sono così battuti da non lasciare passare nulla se non ombre pallide e poco definite, anche se qualcosa, volendo, potrebbe apparire…Ma no, se anche distinguessero qualcosa però, non ne vedrebbero i colori, le forme, i particolari.
Hanno una strana forma di cecità questi esseri un po’ informi e forse alieni, quella di chi vede senza vedere, c’è qualcosa davanti alle immagini, qualcosa di grigio come una macula, ma non è patologica. L’occhio non vede, non vede che ombre, talmente concentrato in se stesso che non può deviare all’esterno: subito una forza interiore lo riporta al punto di fuoco.

Questo loro volto fasciato come quello di una mummia antichissima, che cela muscoli atrofici, incapaci di muoversi normalmente, tesi sulle ossa. Hanno una mimica ridotta, la faccia, così celata, non esprime sentimenti ed emozioni: sono fermi, immutabili perché solo le emozioni gonfiano e sgonfiano, riempiono di sangue quelle cellule, ammassi di fibre parallele che si chiamano muscoli. Il sangue è vita… Il loro velo bianco candido li protegge da qualunque orrore, permette di accettare qualunque cosa, non c’è empatia in loro, non c’è comprensione o condivisione, ma una paura di cui non riconoscono neppure la profondità.
Sono alieni tra noi.
Esseri non umani, che non riconoscono altro se non se stessi: ma esistono altri esseri là fuori…
Sono alieni tra noi.

Non ti accorgi di quelle strane teste fasciate: eppure girano per la città, sono qui, e sono numerosi, un popolo. Esistono anche per chi non ne ha consapevolezza: perché quando tu entri in rapporto con loro provi sempre una frustrazione, una sottile incazzatura. Quando tu parli e loro non ti ascoltano, quando racconti qualcosa d’importante e loro guardano in giro, oppure leggono il display del cellulare o qualunque altra cosa che non sia tu, fanno fatica a guardarti negli occhi, tu, l’invisibile.
Prova a raccontargli qualcosa di gravissimo che ti è capitato: loro interrompono il discorso dicendo qualcosa che non ha nessuna attinenza, che segue un filo che c’è solo nella loro testa, che gliene importa di quello che ti capita? Possibile che tu non lo capisca? Ti ostini a farti notare da qualcuno che non ha nessun interesse per te?

Un mondo distopico li circonda, si muovono tra la gente come stranieri in un altro mondo: gli altri parlano con loro, li vedono, li ascoltano, ma l’interazione è come uno spettacolo teatrale, dove la finzione domina, dove tutto può essere quello che è, o non è.
Non si vede il velo bianco sul volto, ma esiste.

Gli indifferenti girano tra noi difesi da una barriera sottile che li isola dal mondo esterno: non sentono con le orecchie, non vedono con gli occhi, non sentono con il corpo… Cosa ha subito il loro corpo? Che trauma ha segnato la loro vita per renderli così impermeabili? Che maschera si pongono sulla faccia tutti i giorni, l’alternativa al velo, per rendersi impassibili?
Una maschera che sarebbe tragica se non fosse così priva di vita,  vivo e morto, il ghigno è deviato, storto, come un sorriso che ha ricevuto uno schiaffo. Fisso sul volto. Non si scalda alla luce del sorriso vero. Disperatamente ossessivamente allucinatamente. Il sangue non circola nelle vene, è denso e compatto, quando non ormai disseccato. Il pensiero di sé passa di memoria in memoria senza scalfire la patina superficiale.

Il mondo passa là, fuori dal velo, oltre la maschera: passano lacrime e sangue ma l’indifferente è fermo in questa finta finta finta beatitudine che è rinuncia a sentire, a partecipare, a condividere. Sembra già morto, la sua carne in un processo lentissimo e quasi impercettibile si sta mummificando, senza neppure passar per la putrefazione.
E’ un niente, una nullità, come si può interagire, comunicare, combattere, litigare con un Niente?

Sembra sereno, la difesa è dagli insulti della vita è a oltranza, gli orrori del mondo sono evitati: che cosa importa, se riesce a non esserene sfiorato, anzi, non vuole neppure saperne l’esistenza?
Nega, si dissocia, fa un sorriso superiore, è così lontano che non rischia di essere contaminato dal mondo che gira impazzito.
Perché sapere? Perché vedere? Perché aprire le orecchie? Servono davvero le orecchie? fa un passo indietro, due dieci…senza scalmanarsi, quello no, è sua cura mantenere una distanza di sicurezza per non essere toccato, o coinvolto. Volta la testa, perché è meglio non guardare.

Gli orrori della storia e dell’oggi: meglio negarli, l’indifferente non li vede quando sono in atto, non li riconosce quando sono passati, volta la testa, chiude gli occhi. La negazione è l’unica difesa, la rimozione se qualcosa l’ha colpito: l’importante è non vedere, udire, sentire…

Girano nel mondo gli indifferenti, sono tanti, sempre di più, ma non credere, ci sono sempre stati: hanno voltato la testa davanti alle più atroci azioni dell’uomo, incapaci di prendere posizione, di combattere, di morire, per qualcuno o qualcosa. Hanno lasciato morire gli altri, ma non si sono sporcati. E hanno dimenticato velocemente.

Chi li ha ridotti così? chi ha pietrificato il loro sentire? sono morti morti morti, non hanno nessun significato vitale. Come si può fronteggiare qualcuno che non ha vita? Che non prova emozioni e tantomeno passioni, non s’interessa di niente, non prova rabbia o disperazione, odio o amore, che vive all’interno di Sé come in una bolla?

Getta la spugna, credimi, ogni azione è inutile contro questo muraglia invisibile che è solo un grande vuoto, un grande Nulla.




sabato 5 agosto 2017

"Acque dolci, acque salate": racconto di Giampy Calibano per Il Vizio di scrivere


sull'argomento "Acque dolci, acque salate" Giampy Calibano ha scritto questo bellissimo racconto sui salmoni - Biblioteca di Rescaldina, 11 giugno 2017

Billo nuotava tra quei vortici che si increspavano freddi, rompendosi in schiuma biancastra negli scontri tra le rocce. Erano giorni che risaliva la corrente. Aveva lasciato il mare al largo delle isole Faroe dove era cresciuto insieme ai fratelli. Era grande adesso. Si sentiva pronto, era tempo di tornare al suo fiume: il Leven.
Il suo nuotare sembrava una danza. Le pinne all’unisono con il corpo ondeggiante spingevano con forza lottando contro i flutti. L’energia accumulata nel periodo trascorso in mare andava mano a mano scemando.
Ma i fratelli correvano per risalire il Leven e lui li seguiva, spiando con occhio vigile le sporgenze appuntite che come trappole si trovavano lungo il percorso.
Goran era il capo branco e guidava il gruppo. La sua forza era immensa e ogni tanto incitava gli altri, mancava poco al traguardo.
Superate le ripide del Coen erano tornati a casa.

mercoledì 2 agosto 2017

"In fondo al tuo cuore" di Maurizio De Giovanni: recensione di Tiziana Viganò

già pubblicata su
http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2017/04/libri-in-fondo-al-tuo-cuore-di-maurizio.html

«Cade il professore.
Cade, e mentre cade allarga le braccia, come se volesse cingere la rovente notte d’estate che lo accoglie…»

Cade e in un ultimo alito di vita sogna, pensa, ama. Un volto, un’emozione rimangono fissati per sempre sul suo viso sfracellato, come un sorriso d’eternità.
Cade il professore e l’incipit è un capolavoro.

Amore, tormento ed estasi, vita e morte…un grande affresco, una scenografia puntuale della Napoli anni Trenta dove emergono luci che non illuminano e ombre nere, in attesa della festa della Madonna del Carmine. I personaggi si muovono con i corpi bagnati nella calura opprimente: tutti a ben vedere sono accomunati da grovigli del cuore dove la morte dell’anima è in agguato. Troppe passioni roventi agitano i cuori in attesa che un refolo di aria alleggerisca dolore gelosia desiderio ipocrisia rimpianto odio e  vendetta. Popolani vestiti di stracci, artigiani che stentano a mettere insieme il pranzo con la cena, sciuscià, dolente o spensierata umanità; professionisti, ricchi sfaccendati e bon vivant vestiti elegantemente che sembrano appena sfiorare quella Napoli che riesce, sempre e comunque, a cantare le sue canzoni.

Anche le indagini sulla morte del medico illustre procedono lente nella melassa appiccicosa dell’aria: il commissario Ricciardi condivide le passioni degli altri, si macera in dubbi d’amore e in ferite passate mentre il suo brigadiere Maione rischia di distruggere la famiglia per la sua gelosia inconsulta. Il sottotitolo “Inferno per il commissario Ricciardi” descrive bene, nella prima parola, il momento difficilissimo che il protagonista sta attraversando, con la malattia e la perdita incombente della donna che gli ha fatto da madre.
Ricciardi come investigatore ha una carta vincente: è capace di avere la visione degli ultimi attimi di vita di una vittima, un Fatto doloroso per lui ma illuminante per le indagini. C’è il morto eccellente, un delitto da risolvere, eppure non è questo il centro del romanzo, che corre su più piani narrativi: è un bellissimo giallo, ma non solo, scritto con una grande maestria di narratore elegante e raffinato, che si insinua profondamente nella psicologia dei personaggi, che ha una capacità di descrivere fin nel più piccolo particolare un ambiente in cui il lettore si può calare facilmente.
Sono proprio i personaggi e le loro passioni i protagonisti, quello che hanno “in fondo al cuore”, un fuoco che sembra uscire come lava dalla bocca del vulcano che domina la città......

......continua a leggere su
http://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2017/04/libri-in-fondo-al-tuo-cuore-di-maurizio.html


“In fondo al tuo cuore” di Maurizio De Giovanni, 2014 Einaudi.
https://www.amazon.it/fondo-tuo-cuore-commissario-Ricciardi-ebook/dp/B00LF0M7GY/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1490688273&sr=1-1&keywords=in+fondo+al+tuo+cuore+maurizio+di+giovanni

sabato 15 luglio 2017

intervista di Ilaria Grasso per "L'onda lunga del Titanic"

intervista di Ilaria Grasso per "Liberi Libri e non solo

Ciao Tiziana, ben trovata sul mio Blog Liberi Libri e non solo: come mai la scelta di scrivere un libro sul Titanic, ovvero, “L'onda lunga del Titanic”?

Ciao Ilaria, grazie per l’intervista! Come sai ho scritto due libri di argomento femminile,“Come le donne”, dodici racconti, storie vere di donne che hanno trovato grandi difficoltà nella vita ma hanno saputo combatterle e vincere; il secondo,“Sinfonia nera in quattro tempi” sotto la veste del romanzo giallo parlo di coppie malate che finiscono in omicidio e femminicidio.
Volevo concludere la trilogia con un libro sulla bellezza dell’amore, quello positivo che va oltre la morte - dopo molte storie di coppie male assortite ci voleva proprio! -  mettendo a confronto una storia attuale con una del passato. Di qui la scelta di narrare la vicenda di due ragazzi irlandesi, veramente esistiti, che si imbarcarono sul Titanic per cercare una nuova vita in America. Giulietta e Romeo di cent’anni fa.

giovedì 6 luglio 2017

"L'onda lunga del Titanic" di Tiziana Viganò, recensione di Silvia Pattarini

già pubblicato su

L'onda lunga del Titanic, di Tiziana Viganò, Macchione Editore, 2017. Il diario di Mary Mullin, una donna irlandese innamorata a bordo del Titanic, obbligherà Clara, cent'anni dopo, ad ascoltare il cuore.

Due storie d’amore, due donne, due vite molto diverse. Clara, una donna in carriera ai giorni nostri, Mary Mullin, una ragazza irlandese di oltre cento anni fa.
L’autrice Tiziana Viganò è riuscita a fondere le loro vite così diverse e lontane, in un intreccio magico attraverso le pagine di un vecchio diario, gelosamente custodito dalla nonna di Clara.
La Viganò, ricorrendo a dei flashback, fa rivivere il destino di Mary e del suo amato Denis, con dovizia di dettagli storici e particolari degni di nota. Un linguaggio scorrevole e delicato che tiene il lettore incollato alle pagine e lo trasporta in un’atmosfera lontana, all’epoca dei viaggi della speranza, dei sogni, del miraggio di un futuro migliore in una terra lontana. Il lettore si ritrova catapultato a bordo del leggendario Titanic, "l’inaffondabile", tra gli sfarzi, i fasti e i gioielli delle lussuose cabine di prima classe, ma anche nella semplicità, nella quotidianità, nelle danze dei passeggeri della terza classe.
Il sogno d’amore di Mary e Denis affonderà tragicamente col transatlantico: a Mary toccherà una difficile scelta che non intendo anticipare, per non togliere al lettore il gusto di scoprire la sua storia (ricordo che Mary e Denis furono realmente passeggeri del Titanic, l’autrice riporta persino il numero del loro biglietto d’imbarco) attraverso la lettura di questo bellissimo romanzo. L’autrice si è avvalsa della consulenza storica dello scrittore Claudio Bossi, considerato tra i più qualificati esperti internazionali della storia del Titanic e che da anni si occupa di ricostruire la vicenda del leggendario transatlantico.

venerdì 30 giugno 2017

"La principessa" racconto di Marina Fichera per "Il vizio di scrivere"

Biblioteca di Rescaldina - 11 giugno 2017 - sull'argomento "La principessa" Marina Fichera ha scritto questo divertente racconto 
 
Un caldissimo pomeriggio di fine giugno. Piazza Duca d’Aosta piena  di strana gente. Palloncini colorati, striscioni e bandiere arcobaleno, petti nudi, tatuaggi, lustrini e famiglie con bambini in  passeggino. Tutti mischiati a marciare e sudare insieme.
Peppino Franza aveva il cervello che gli ribolliva sotto il cappello da vigile urbano. Lui non era più attivo sulle strade da anni, da quando si era rotto un malleolo in servizio e non riusciva più a stare molto tempo in piedi. Quel sabato però era prevista un’enorme manifestazione a Milano, e le nuove norme di sicurezza anti terrorismo avevano richiesto un intervento massiccio di polizia locale, carabinieri e finti poliziotti in salopette di pelle nera.
Peppino, calabrese di un piccolo paese nell’entroterra crotonese, si era trasferito da adolescente con i genitori a Cologno Monzese, a quattro poveri passi da Milano. Lì si era diplomato e in seguito era entrato, quasi 38 anni prima, nel corpo dei vigili urbani. Era diventato un vero ghisa, anche se in fondo non si era mai sentito milanese, anche se i colleghi lo avevano preso in giro per anni.

lunedì 26 giugno 2017

"Sulla strada giusta" di Francesco Grandis.

di Tiziana Viganò

Ho letto “Sulla strada giusta” di Francesco Grandis, Rizzoli e non faccio una recensione, perché non mi è piaciuto. Però dico la mia opinione perchè sono stufa di essere buona.

Dunque: in tanti, tantissimi abbiamo sentito la voglia di fuggire dalla routine, dal mondo del fare e non-essere, dai bisogni che non finiscono mai e sono indotti da una società che ci ingabbia in certi comportamenti. Alcuni di noi hanno fatto fughe alla ricerca del senso della vita e hanno capito tante cose.

Questo libro da 10.000 copie vendute tramite i social è leggero come una piuma, le riflessioni sono abbastanza deboli, qualunquiste…l’informatico che vuole essere scrittore è finto, si sente un guru dei social, solo perché ha meditato su certe cose importanti un po’ più della media (che non medita proprio) si autocelebra e si autoconvince di essere sulla strada giusta…Condivido quello che ha detto un'amica ha solo avuto c... 
C’è ben altro su cui meditare un po’ più in profondità, ci sono ben altri scrittori che ci hanno regalato pagine più profonde di questi personaggi che si mettono in vetrina e sono seguiti come Maestri di vita. Direi che questo è il Fabio Volo dei guru.

"L'onda lunga del Titanic" recensione di Paola Casadei

Recensione di Paola Casadei già pubblicata su

L'onda lunga del Titanic, di Tiziana Viganò, Macchione, 2017. Un romanzo d’amore, sull’amore vero, in cui si mescolano storie parallele nel tempo e nello spazio, sentimenti profondi, che scivolano tra la tenerezza e la sensualità.

mercoledì 21 giugno 2017

“Se un cadavere chiede di te” di Sara Magnoli. Recensione di Tiziana Viganò

Un grande scrittore come Maurizio De Giovanni, ha definito Sara Magnoli «una nuova, straordinaria voce nel romanzo nero italiano.»

Quando si dice “Un bel libro!”, che soddisfa dalla prima all’ultima pagina, che interessa, intriga e lascia il piacere di una lettura intelligente. Così Sara Magnoli, penna di elegante e consumata abilità, raffinata e affilata tra le pagine di grandi giornali, conduce il lettore dentro la trama gialla di “Se un cadavere chiede di te” (Morandi editore, 2013).

Le emozioni forti, l’amore, o meglio, il malamore hanno una parte fondamentale nella vicenda, come le tortuose vie della psiche e del cuore dei protagonisti, incapaci di vivere pienamente i sentimenti, di superare ferite e disillusioni, rancori e odi. Un giallo dove è più importante l’analisi psicologica dei motivi di un delitto piuttosto che l’incalzare dell’azione e del sangue che scorre. A fronte di donne tormentate, ma alla ricerca di sé, gli uomini sono fragili sotto la maschera, paiono ombre labili al paragone delle figure femminili. ll mistero della morte della famosa cantante, Hannelore von Drier, si svela a poco a poco da un groviglio di errori e di orrori famigliari: l’amore malato porta solo all’esasperazione, al risentimento, alla follia. Spesso, troppo spesso, alla morte.

sabato 10 giugno 2017

“Il viaggio d’amore del tonno” di Ilaria Grasso e Seby Conigliaro. Recensione di Tiziana Viganò

Nella sicilianità, nell’amore per la Sicilia e i suoi molteplici aspetti sta il nucleo di questo bel libro
«un viaggio tra il sentimento, il gusto e la Trinacria»
dove i sentimenti si fanno Terra e paesaggio, naturale e umano.


I racconti di Ilaria Grasso, che hanno quasi sempre per titolo i nomi di una coppia, esprimono tante specie d’amore, passioni di fuoco e amori delicati, fantasie e realtà, contrasti, come piena di contrasti è la Sicilia…e molto altro ancora, con lo sfondo dello stupendo, onnipresente mare.

Lo stile originale ben riproduce in parole quello che l’anima siciliana esprime: è antico, ricco, barocco e contemporaneamente moderno, con frasi e immagini fulminanti. Ogni racconto è accompagnato da una ricetta di cucina tradizionale siciliana rivista in modo creativo e attuale dallo chef Seby Conigliaro perchè
«Ho sempre associato in vita mia la fame e l’appetito con i sentimenti, perché ho sempre vissuto i sentimenti con positività...»

All’inizio Ilaria Grasso ci racconta la mattanza dei tonni – ora praticata in pochissime tonnare – che fa parte della storia, dell’economia e delle tradizioni millenarie dei popoli costieri del Mediterraneo.
Rito orrendo per molti ipersensibili, ma interessante espressione di una cultura che unisce il senso del tragico o del drammatico con la capacità di adattamento e di rinascita, la capacità di restare con i piedi ben piantati alla terra, alla loro Terra, nonostante secoli di vicende storiche travagliate.

Il senso della morte pervade la cultura siciliana e si fa religione.